Sbocchi professionali

Lo sbocco professionale formalmente riconosciuto è riassunto nella sola categoria di “antropologo/a culturale”, declinata ulteriormente in “etnologo/a”, “etnografo/a”, “antropologa/o sociale” “demoetnoantropologo/a”, secondo le aree di applicazione del sapere disciplinare.

La marcata propensione teorica ed analitica del suo percorso di formazione dell'antropologo/a culturale, ne fa infatti dal punto di vista professionale, una figura capace di affrontare una gamma relativamente ampia di responsabilità, sia per i campi o terreni di intervento, sia per il livello di operatività che può andare dallo studio alla pianificazione/ realizzazione di un intervento nella realtà concreta.

L'impronta analitica della formazione prevalentemente teorica si riverbera in un’elevata trasferibilità delle competenze – entro ambiti sociali, geografici, culturali anche molto differenziati – ed in una spiccata attitudine alla complementarità con altri saperi, sia di carattere teorico sia gestionale e/o tecnico/operativo.

L'ampiezza della gamma di possibilità occupazionali oscilla secondo la specializzazione prescelta dal/la laureato/a all'interno della proposta formativa complessiva, e può andare dall'operare nell'ambito della salvaguardia e promozione del patrimonio culturale, all’agire come ricercatore/rice sociale o come operatore/trice in quello dei processi migratori, della cooperazione internazionale e delle politiche di inclusione sociale e di genere.

 

Il percorso formativo della Laurea Magistrale in Antropologia della Contemporaneità lascia agli studenti e alle studentesse la massima libertà di scegliere, tra le specializzazioni che la sede può offrire, quella che più si attaglia a vocazioni e talenti individuali, proponendo così figure anche molto differenziate ad un altrettanto variegato mondo del lavoro. Per l'operatore/rice delle culture locali, capace di progettare e/o gestire politiche di promozione culturale, di rilancio di saperi e/o filiere produttive locali, è previsto l'orientamento verso l'antropologia dei patrimoni culturali, insieme ai saperi di tipo espressivo-artistico e alle tecniche della patrimonializzazione.

Per il/la ricercatore/trice sociale che si confronta con le domande provenienti dai processi di sviluppo, dalle politiche inclusive e di recupero della marginalità, il sapere antropologico confina con le professioni del servizio sociale, con gli economisti dello sviluppo, con i consulenti familiari, con i responsabili delle pratiche partecipative, con gli ambiti medico/sanitari e psicologico/psichiatrico.

Costituiscono poli di occupazione preferenziale enti privati e pubblici del terzo settore, attivi nell’ambito delle politiche di accoglienza di migranti e richiedenti asilo, dei servizi sanitari, educativi e assistenziali, istituzioni pubbliche e amministrazioni locali attive nel campo della patrimonializzazione e della valorizzazione delle diversità culturali, organizzazioni internazionali e intergovernative, ONG, istituti di ricerca scientifica e di consulenza.

 

Gli sbocchi occupazionali si configurano certamente entro un'area di elevata specializzazione che, al presente, appare in costante crescita. Il follow up dei laureati, supportato dalle risultanze delle inchieste promosse dalle associazioni di antropologia pubblica e di antropologia applicata, consente di apprezzare un ampio riscontro occupazionale sul medio periodo, dal quale possono essere estrapolati gli sbocchi che seguono.

Laureati e laureate magistrali, secondo il percorso di approfondimento individuale perseguito, potranno proporsi per incarichi di elevato contenuto professionale presso gli enti pubblici e presso istituzioni di natura privata che operano nel campo del patrimonio culturale immateriale, della gestione museale e archivistica, della valorizzazione dei saperi e delle competenze espressive tradizionali. In alternativa potranno altresì assumere incarichi di elevato livello professionale presso gli enti pubblici, le organizzazioni di volontariato e di sostegno allo sviluppo, governative e non, ove contribuire con i metodi conoscitivi e  gli strumenti critici acquisiti attraverso la formazione interdisciplinare che costituirà il loro bagaglio professionale.

La laurea magistrale apre possibilità occupazionali nell’ambito della comunicazione e della divulgazione scientifica e multimediale, oltreché, ovviamente, al settore della ricerca, consistente sia nella ricerca universitaria pubblica che in quella sostenuta da fondazioni ed enti privati.

Per i laureati nella classe magistrale LM-1, è aperto, infine, il settore dell'intervento pubblico nel sociale, per quanto concerne enti che si interessino ai fenomeni quali i flussi migratori e le politiche dell'accoglienza e di contrasto ai processi di esclusione (razzismo, discriminazione di genere) di dipendenza e di precarizzazione.

Saranno interessate a tali competenze anche le istituzioni impegnate in processi positivi di valorizzazione dei fenomeni di ibridazione (integrazione scolastica, di quartiere) di affermazione di nuove soggettività sociali e nuove forme di vissuto familiare e collettivo, di valorizzazione dei patrimoni comunicativi ed espressivi della tradizione culturale popolare e di base.